La lettera del Presidente Napolitano alla famiglia di Bettino Craxi, mi ha fatto riflettere e spero che si riveda il giudizio politico anche sul ventennio Mussoliniano.
Anch'esso non viene ricordato come grande statista (per l'italia dell'epoca), grande innovatore (per l'italia dell'epoca), ma viene definito il grande assassino (in quell'epoca), il grande dittatore (in quell'epoca di dittature monarchiche).
Poco importa del perchè sia nata la resistenza (nell'italia di quell'epoca), il giudizio sull'uomo che seppur non ha compiuto tutto quello che voleva fare (e meno male!), non puo essere accumunato alla sola deriva stragista e militare dell'europa dell'epoca.
Disconoscendo le sue grandi capacità politiche per l'italia (di quell'epoca) distrutta dalla guerra monarchica e imperiale del 15/18, si fa di tutta un erba un fascio (nel duplice significato della parola).
E' tantomeno si può pensare che tutti quelli che (in quell'epoca) indossavano la divisa dei giovani balilla fossero consapevoli di quanto da lì a poco sarebbe disastrosamente accaduto.
E' allora, dobbiamo davvero dire e riconoscere che la guerra di liberazione e costituzione della Repubblica è stato il risultato di un errore storico, di un processo il cui unico imputato, ucciso ma mai processato, è stato il capo espiatorio di una classe politica che per oltre vent'anni si è beata dell'appartenenza ad un ceto il cui potere temporale era superiore a tutti gli altri interessi della popolazione?.
La storia, che è sempre scritta dai vincitori, non può essere riscritta isolando parti o punti a dimostrazione che il comune sentire è il risultato di una coercizione di massa.
La storia può e deve essere ampliata, ma non può mai essere cambiata.
Il giudizio della storia, non passa solo attraverso i libri, ma anche nel comune sentire che dopo 18 anni resta vivido e reale perchè così era allora.
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