Bisogna riconoscere a Prodi che le sue riflessioni sul riformismo del centro sinistra colgono nel segno quello che la gente pensa, "Il riformismo ha cioè perso la fiducia in se stesso e preferisce inseguire le piattaforme e i programmi degli altri, pensando che, per rovesciare le fortune elettorali, sia sufficiente criticare gli errori e i comportamenti dei governanti."
Per questo motivo condivido il pensiero di Bersani, sulla necessità non di idee originali, ma di idee definitive, non legate al momento, al contesto generale, al guru televisivo di turno.
Per fare questo occorre anche un partito vero, fatto di gente che si espone in prima persona, che crede in quello che dice e si comporta di conseguenza. Un partito dove si è dirigenti per selezione non per cooptazione, dove le scelte vengono portate avanti da tutti, maggioranza e minoranza.
Un partito presente nella società e dalla parte della società più negletta, che da troppo tempo è sempre la maggioranza delle persone.
Ancora Prodi, "Vent’anni fa una mia semplice osservazione che la differenza di remunerazione da uno a quaranta tra il direttore e gli operai di una stessa azienda era eccessiva, aveva causato scandali e discussioni a non finire. Oggi nessuno si stupisce del fatto che questa differenza sia in molti casi da uno a quattrocento. Durante il momento più acuto della presente crisi abbiamo assistito a una breve fase di sdegno nei confronti della remunerazione di alcuni dirigenti, ma poi tutto è stato dimenticato.
Come se vivessimo in una società immutabile, come se la realtà esistente e le convinzioni dell’opinione pubblica fossero così forti da non essere riformabili."
Queste cose vanno ancora combattute, non basta sdegnarsi, questo lo possono fare i cittadini, non gli uomini politici, i segretari di un partito. Ma per farlo bisogna avere la convinzione che il consenso non si conquista con una promessa, perchè poi, irrimediabilmente si perde.
Bisogna fare di più, cambiare le cose davvero non solo proporsi di farlo.
L'articolo di Prodi, pubblicato in un momento decisivo per il fututo PD, credo abbia lo scopo di rendere la discussione congressuale, non semplicemente rivolta alla conquista di pezzi di potere con delle rappresentanze numeriche, ma più profondamente con la scrittura di un preciso programma politico che abbia in queste ed altre cose i suoi punti fondanti.
Io sono d'accordo con questo obiettivo ed è proprio verso questo obiettivo che intendo dare il mio contributo nel prossimo congresso.
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