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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Quando lui se ne andò, per giustificarsi, le disse che la sua vita si rigenerava solo desiderando; è partì alla ricerca di un nuovo amore.

All'inizio Anna non si capacitò. Erano stati insieme appena un anno e, dalle sue parole, sembravano fossero passati dieci anni. Lo aveva accettato nella sua vita, accolto nella sua casa, per condividere con lui ogni momento della giornata, ogni ora della notte. Sembrava sincero quando gli sussurrava parole dolci, quando la trascinava in un vortice di sesso senza limiti e confini.

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(Tempo di lettura: 6 - 11 minuti)

Quando la terra completa parte del suo giro di rotazione intorno al sole, dove prima c’era la notte, il sorgere della luce segna un nuovo avvio.

Come tanti piccoli ingranaggi di un moto senza senso e direzione, tanti corpi riprendono a muoversi.

Questa è la storia di cinque qualcuno, che in un giorno qualsiasi, di un luogo qualunque, in quella parte ora illuminata, danno senso e direzione a quel moto, fintanto un’altra notte non sopravanzerà alla luce.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Non immaginavo che iscriversi a un corso di Burlesque comportasse rispondere a tante domande. Sarà che vogliono conoscermi meglio? Devo sbrigarmi. La teutonica signora che mi ha dato il modulo ha fatto di nuovo capolino chiedendomi, con un sorriso poco cordiale, se ho bisogno di aiuto.

No! che non ho bisogno d’aiuto, mica sono impedita. È questa domanda che mi sta creando problemi: “Indichi il motivo per cui partecipa al corso” L’ho lasciata per ultima: “lavoro, svago, curiosità, altro”. Lavoro? no, non credo proprio che farò l’attrice di Burlesque. Svago? neppure, non mi ci vedo a invitare gli amici per uno spettacolino. Curiosità? sì, potrebbe essere, ma potrei togliermela semplicemente navigando su internet. Ora barro la casella di altro e chi si è visto si è visto.

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(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

Dalla sua camera udiva tante voci che parlavano una sull’altra. Un vociare ininterrotto come quando andava al mercato settimanale con la madre. Il buio della stanza era appena rischiarato dalla luce che si faceva strada dal piccolo spiraglio della porta socchiusa. Immobile nel letto ascoltava, cercando di isolare ogni singola voce per riconoscere a chi appartenesse. Improvvisamente le voci si zittirono e la porta, lentamente, si aprì. Chiuse gli occhi mentre il cuore prese a battere velocemente. Sentì la porta richiudersi e percepì il buio che invadeva la stanza. Riaprì gli occhi e udì che le voci avevano ripreso a parlare, stavolta sommessamente. Il cuore aveva ripreso a battere regolarmente, nonostante l’agitazione per la paura di essere scoperta. Erano due giorni che in casa c’era uno strano fermento senza che nessuno si preoccupasse di dirle il perché.

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(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Orazio Scannamela, sorbì un sorso del suo terzo caffè mattutino poggiando la tazza munita di coperchio, di fianco alla calcolatrice. Lo avrebbe gustato a piccoli sorsi fino alla pausa delle undici.

Si pulì gli occhiali, accese il monitor del computer, aprì la cassetta dei contanti e passandosi una mano tra i pochi capelli imbiancati che gli ricoprivano il capo, inspirò profondamente socchiudendo gli occhi. Come tutte le mattine il suono di un cicalino, che indicava l’avvio della porta girevole, glieli fece riaprire e vide la sala cominciare a riempirsi di persone che si incolonnavano per ritirare il ticket dal totem conta fila.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Quando era ragazzo tutti i suoi amici lo invidiavano per come sapeva ballare, ed era cresciuto con la convinzione che fosse davvero un gran ballerino.

Ai suoi tempi l’unico ballo di coppia che facevano i giovani era il lento. Abbracciavi la partner, ti strusciavi di tanto in tanto e se lei avesse appoggiato la testa sulla tua spalla ti sarebbe stata consentito stringerla un po’ di più; far scivolare una mano fin sotto la schiena e se continuava a starci, strofinarti sul suo bacino. Per il resto della serata dimenarsi come un invasato, nella speranza di riuscire a fare qualche altro lento con la ragazza che avevi puntato.

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(Tempo di lettura: 5 - 9 minuti)

Carlotta entrò nella concessionaria d’auto, accolta dal largo sorriso dell’addetto alle vendite.

L’uomo non la conosceva di persona, ma aveva visto le sue foto sui giornali sotto un titolo che per lui era tutto un programma: Muore la zia e si scopre ricca. Le si avvicinò sicuro che fintanto non le avesse firmato il miglior contratto di vendita dell’ultimo mese, non sarebbe mai uscita dall’autosalone.

La ragazza rispose cordialmente al sorriso e si guardò intorno per valutare su quale auto avrebbe dovuto cominciare a chiedere informazioni. Allungò il braccio e fece segno verso una di quelle esposte. L’uomo le aprì la portiera, la invitò ad accomodarsi al volante e disse che, per valutarla meglio, avrebbero fatto un giro di prova.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Pronti, buongiorno Signò. Certo che vi ho conosciuto, è uscito il vostro nome da dentro allo smartphone. Alfredo? Uhm…. No, ancora non l’ho visto, forse è uscito mentre pulivo le scale. Si, ieri sera ho visto la luce accesa fino a tardi, le dieci, forse le undici, non lo so, Signò. Lo sapete che la sera prendo la pillola per dormire e spesso mi addormo davanti la televisione. Ma che dite Signò, quella è una malalingua. Non vi date pensiero Signò, quello Alfredo è studioso assai. È certo che lo sapete, lo so anch’io. State serena Signò, statevene in campagna che qua l’aria nunn è bona. Non v’incaricate, se vedo qualcosa storta vi chiamo subito. Arrivederci Signò.

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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Conobbi Elena quando frequentavo l’università. Sedevamo a meno di due metri nell’aula dove si teneva un corso. Mi colpì subito per i suoi lunghi capelli rosso fuoco, le lentiggini e l’abbigliamento molto sbarazzino.

Terminata la lezione, che seguii poco per come ero intento a studiarla e ammirarla, l’avvicinai, mi presentai, e con la scusa più banale del mondo le dissi che avevo perso la penna e non avevo potuto prendere appunti, e se fosse stata così gentile da farmi una copia dei suoi. Dal sorriso sornione che mi concesse, pensai avesse capito che era una frottola, poi mi confessò che era stato il tappo della Bic che fuoriusciva dal taschino della camicia a farle capire dove volevo andare a parare. Risposi al sorriso e le domandai se fosse d’accordo, rispose di si e mi chiese l’email. Le dissi che il PC era guasto e le diedi il numero di cellulare per fargliele inviare via Whatsapp. Fece nuovamente un sorriso, questa volta genuino e complice, e mi segnò il suo numero. È fatta, pensai ringraziandola e mi allontani senza voltarmi, così, per darmi un tono.

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