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Castore e Polluce erano nati nello stesso giorno, la stessa ora, identico minuto, ma in luoghi opposti dell’emisfero terrestre. Le loro vite seguivano parallelamente solo lo scorrere del tempo.

Castore era nato in una famiglia di classe povera e dovette in breve tempo imparare a sopravvivere.

Polluce era nato in una famiglia di classe media, riuscì a prendere un diploma e trovare un lavoro.

Castore era alto, bruno e con profondi occhi verdi. Piaceva molto alle ragazze e cercò di sfruttare quel lato positivo della sua esistenza per uscire dalla povertà e affrancarsi verso livelli di classe più elevati.

Polluce era di media statura, biondo e con guizzanti occhi celesti. Piaceva molto e non disdegnava accompagnarsi con entrambi i sessi. La posizione sociale che aveva raggiunto nella società, era soddisfacente ma ambiva a scalarla per raggiungere l’agiatezza.

Lavoravano entrambi nella stessa multinazionale, seppure in stabilimenti diversi, e ubicati nelle parti opposte dell’emisfero.

Un giorno Castore ebbe un incidente sul lavoro e dovette restare per alcune settimane a casa. Nello stesso giorno Polluce venne mandato in trasferta dalla sua sede, per seguire un corso di aggiornamento per delle nuove lavorazioni.

La potente multinazionale in cui lavoravano i due giovani, era invisa alle organizzazioni pacifiste, perché sospettata di essere la finanziatrice di molti colpi di stato nei paesi del terzo mondo, allo scopo di aggiudicarsi il controllo delle produzioni di prodotti energetici. Il giorno che Castore si infortunò e Polluce partì per il corso, degli hacker entrarono nel sistema informatico e scompaginarono totalmente gli indici dei database. Del tutto ignari di quello che era accaduto, la vita aziendale sembrava seguire il normale corso. Fino a ché.

Castore ricevette una lettera dall’azienda. Era a casa da due settimane, con il braccio ingessato e gli comunicavano che in seguito all’eccellente risultato del corso, la direzione aveva deciso di spostarlo in altra sede, promuoverlo e affidargli il coordinamento di un gruppo. Il giovane girò e rigirò la lettera pensando, ovviamente, si trattasse di uno sbaglio. Era già successo ad un suo collega, qualche anno prima, di ricevere una lettera di contestazione per un fatto avvenuto mentre era in ferie. Decise di fare lo gnorri e telefonò all’ufficio da cui era partita la lettera in cui mancava l’indicazione della nuova sede. Un impiegato, molto solerte, dopo aver fatto una ricerca nella sua cartella personale gli comunicò la destinazione e lo invitò a recarsi presso l’ufficio per stabilire ogni dettaglio. Castore ringraziò e, appena interrotta la comunicazione, cominciò a fare salti di gioia. Troppi salti di gioia.

Anche Polluce ricevette una lettera, nella stessa data, ma di diverso tono. Si trattava di una contestazione per aver omesso l’uso delle dotazioni di sicurezza ed essersi infortunato, procurando alla società una multa, da parte degli ispettori del lavoro per mancato controllo del personale. Pertanto, gli venivamo comminati trenta giorni di sospensione non retribuita. Polluce che dopo il corso aveva preso una settimana di ferie, si rifece leggere la lettera dalla madre, che lo aveva chiamato al cellulare. Decise di chiamare in azienda dove un solerte impiegato, dopo una ricerca nella sua cartella personale, gli confermò la contestazione. Aggiunse che per il danno causato, era stato trattato con i guanti bianchi solo perché la sua cartella era immacolata. Polluce rimase di sasso, avrebbe voluto ribattere, ma l’uomo lo salutò e riattaccò. Il giovane si alzò infuriato e cominciò a imprecare tirando pugni nelle pareti della stanza. Troppi pugni.

Qualche ora dopo Castore e Polluce erano nella sala d’attesa di un pronto soccorso. Avevano entrambi un braccio ingessato, Castore ora ne aveva due.

La madre di Castore, visto che il giovane era solo, si preoccupò di chiedergli se volesse che avvisasse qualche parente. Polluce la ringraziò e, con una stentata pronuncia gli disse da dove veniva e le raccontò quello che gli era successo. Quando Castore sentì che lavoravano nella stessa società, gli sorrise compiaciuto. La madre invece, si soffermò sul nome e il volto del giovane, e cominciò a fargli delle domande sempre più specifiche e personali.

Polluce rispose alle domande curioso di capire dove volesse arrivare la donna. Poi la rivelazione: la donna era la cugina della madre, quindi sua zia e Castore suo cugino.

Quando arrivarono a casa di Castore, la madre/zia, estrasse da un cassetto un album fotografico e attraverso una foto che ritraeva lei e la madre di Polluce da ragazza, raccontò che le due giovani, prima di separarsi per prendere vie diverse, avevano vissuto, a stretto contatto ed entrambe avevano, da bambine, la passione per i miti greci. Questo il motivo per cui suo figlio si chiamava Castore e analogamente, la ragione per cui lui si chiamava Polluce. Erano figli della stessa passione.

Qualche settimana dopo l’attacco degli hacker venne scoperto e in poco tempo tutto tornò nei canoni consueti.

Castore e Polluce ricevettero delle nuove lettere. Polluce questa volta di scuse, e con la conferma del nuovo incarico. Anche Castore di scuse, ma senza la conferma del provvedimento disciplinare, prescritto per vizio di forma.

I due ragazzi, scopertisi parenti, e le due cugine, ritrovatesi dopo trentacinque anni, grazie alla tecnologia che annullava le distanze, avviarono una quotidiana corrispondenza. Quando le due donne morirono, i due giovani avevano delle vite proprie e raccontarono ai loro figli prima, e ai nipoti dopo, la strana storia dei moderni Castore e Polluce, ritrovatisi grazie a dei pirati informatici e due lettere spedite alle persone sbagliate.

Castore e Polluce, morirono nello stesso giorno, la stessa ora, identico minuto, ma in luoghi opposti dell’emisfero terrestre. Forse per la prima volta, nella storia degli esseri umani, due vite erano finite insieme, così com’erano cominciate.

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