Appunti di scrittura

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Se mio padre e mio nonno avessero potuto assistere all’inaugurazione del museo archeologico nelle sale dell’aeroporto di Capodichino, gli avrei chiesto se avessero mai creduto possibile tutto questo, e mentre leggo gli articoli e guardo le foto pubblicate nelle news in rete, immagino le espressioni dei loro volti: accigliato e perplesso mio nonno, cavaliere del lavoro dopo cinquant’anni nell’aviazione civile; divertito e incuriosito mio padre, aperto a ogni novità.

Io, invece, alla notizia ho sorriso compiaciuto, ricordando quando, insieme a un gruppo di visionari, ci lanciammo anima e corpo nel progetto di costituzione del consorzio pubblico per la gestione dello scalo partenopeo.

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Tra me e lei il denaro si ergeva come un totem che ci osservava con i suoi grandi occhi duri. Ovunque ci giriamo incrociamo il suo sguardo sempre presente, sempre più opprimente. I suoi occhi si sovrappongono a quelli di lei, nascondendo le gioie passate, il piacere di immergermi nella loro luce, l’arcobaleno di emozioni che mi hanno provocato quando li fissavo e mi invitavano a sognare.

Quando non ne distinguerò più la differenza, forse li vedrò per quello che erano davvero.

A volte penso che lei ne rimarchi la mancanza, per punirmi di non aver capito come sia l’unico mezzo che potrebbe soddisfare appieno la ragione per cui ci svegliamo la mattina. Quella che potrebbe finalmente cambiare lo scialbo tran tran della sua vita, portandola lontano dai luoghi che normalmente le è consentito raggiungere con i nostri limitati mezzi, al di là della volontà.

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Quando apristi il barattolo, ti accorgesti che sul bordo, sotto il segno della guarnizione c’era una piccola patina verdastra, che si prolungava lungo il vetro fino a raggiungere la superficie della marmellata.

L’avevo detto io che quel contenitore non mi convinceva, la chiusura non era perfetta e il risultato era prevedibile.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Se potessi tornare indietro non avrei paura, perché quando ti viene la trasmetti ovunque e a chiunque. La paura limita i pensieri, i gesti delle mani, i percorsi che intraprendi, la ragione della tua stessa vita. La paura impone domande, chiede risposte, mentre tu aspetti sperando che passi.

Tornare indietro non significa ricominciare, neppure aggiustare qualcosa che ci sembra sbagliato. Solo i fatalisti non tornano mai indietro, perché credono che la loro vita sia stata tracciata e non potrà mai cambiare il loro destino. Bugiardi che vogliono indurre altri a non riflettere, a compiacersi di quanto accaduto, forgiando il futuro con i chiodi di una croce che non li riguarda, perché non è la loro croce.

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Una sera d’agosto mi trovavo sulla passeggiata del lungomare con il mio amico Stripponzone. Non crediate sia un soprannome, si chiama proprio così. Aveva fatto fare delle ricerche per capire da dove derivasse il suo bizzarro cognome, e la scoperta lo sconvolse a tal punto da convincerlo a presentarsi come faceva James Bond: Salve, mi chiamo Stripponzone, Carlo Stripponzone.

Gli avevano certificato che il suo cognome discendeva da una gloriosa famiglia di Re Etruschi e così ne andava molto fiero. Fino a quando non gli capitò d’incontrare, proprio quella sera, il signor Zillòspero, anche lui assai fiero del suo cognome.

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(Tempo di lettura: 3 - 6 minuti)

«Avvocato ma davvero lei mi sta consigliando di fare causa al Comune?»

«Ebbene sì, signor Castaldo, se la risposta sarà ancora negativa non abbiamo altra via. D’altronde questo è il mio mestiere. Di più non saprei cosa consigliarle».

Uscii dallo studio alleggerito di cento euro e con un profondo scoramento. Mi ero rivolto a lui, dietro suggerimento di alcuni amici, nominati inutilmente, per un parere sulla legittimità del rifiuto, espresso dalla capo ufficio alle immigrazioni del Comune, per la mia richiesta di residenza, che: “secondo l’ultima circolare della prefettura, abbisognava di un documento legalmente riconosciuto di legittimazione dell’alloggio”.

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(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Devo fare l’esercizio. Devo! Fare!! L’esercizio!!!.

Ho la testa fuori asse, ruota invece di girare. La testa non deve ruotare, deve girare, altrimenti macina pensieri, emozioni e speranze senza distinguere la differenza dell’uno dall’altra. Se, invece, la testa gira, il magnetismo che emana attrae a sé solo il nesso di casualità maggiormente pertinente a pensieri, emozioni e speranze.

Negli ultimi tempi accade spesso, sarà perché sono provato dalle novità di questo corso. O più semplicemente, perché la mia mente è sulla via del declino senile.

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(Tempo di lettura: 1 minuto)

Tutte le membra rincasano: è tardi.

Devono ristorarsi dalla fatica, rinfrancarsi dall’usura, acquietarsi dalla lotta.

Un giorno è finito, mentre un altro si prepara, misterioso e imperscrutabile domani, come oggi, come ieri.

Tutte le membra rincasano: segnano il tempo.

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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

È successo quattro giorni fa.

Mio fratello ha pensato di non dirmi niente, fino a stamani, quando a mezza bocca, senza quasi guardarmi in faccia, ha esordito: «Papà è morto».

L’ho scrutato smarrita, avvertendo una leggera tachicardia. Non credevo possibile che l’arrivo di una così ovvia e naturale notizia, potesse crearmi un’emozione tanto forte e una sgradevole sensazione di lutto.

Tobia, il mio bastardino deve avere avvertito qualcosa di strano in me, perché ha sollevato la testa dal mio grembo, e mi ha fissato con uno sguardo triste. Ho allungato meccanicamente una mano e l’ho carezzato, quasi ad infondergli coraggio, mentre mio fratello, rialzando la testa ha incrociato il suo sguardo nel mio.

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