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(Tempo di lettura: 1 minuto)

Spense le ottantatre candeline varcando l’ignoto confine della vita media, sorridendo con amarezza a figli e i nipoti che festeggiavano chi oltrepassa il tempo con un numero.

Aveva desiderato farlo con dei libri che passassero anche oltre la loro vita, ma s’era affidato a chi, con le parole altrui, viveva l’odierno.

Si era impegnato molto per realizzare quel sogno e non aveva più certezza di quanto tempo aveva per rimediare.

La moglie zittì tutti e con un suo libro in mano disse che avrebbe letto ai nipoti uno dei suoi racconti.

Il viso gli si illuminò e guardando la platea in silenziosa attesa, pensò che il tempo che più lo interessava era lì davanti a lui.

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Così il corpo diventa bene e così Lorenza vuole bene al suo corpo.

Non potrebbe volere altro dalla vita se non un narcisistico itinerario dove lei e l’amore e l’amore ama lei. Vorrebbero non finissero mai questi momenti di auto innamoramento, ma poi si rende conto che anche questi si esauriscono, implodono nella necessità di rinnovarsi, per trovare nuovi orizzonti dove sfociare e sbocciare.

Allora ha pensato che nel farlo dovesse diventare metodica e progressiva, dove per metodica s’intende ordinata e organizzata con tempi e scelte; progressiva nell’amare il suo corpo per parti, per pezzi unici, dall’interno verso l’esterno.

Così giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno il suo bene, il suo corpo è diventato parte della sua stessa alimentazione, parte della sua irrefrenabile voglia di assaporarne consistenza, sapore e odore.

La tecnica per raggiungere tale scopo era elaborata e dolorosa, ma il risultato era di una crescente goduria.

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Nella vita avevo perso tante occasioni, perché al momento giusto mi mancava lo scatto necessario per volgere la situazione a mio vantaggio. La cosa più grave era che mi accorgevo quasi subito di aver perso l‘attimo, il “Carpe Diem”, come dicevano gli antichi, ed era inutile che tentassi di riparare; era sempre troppo tardi.

Mi succedeva anche con le donne, specialmente loro, che ritrovavo dopo alcune sere accompagnate a un amico, che mi aveva anche avvertito: se non ti butti tu, lo farò io. E puntualmente, la prendeva l’altro.

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Castore e Polluce erano nati nello stesso giorno, la stessa ora, identico minuto, ma in luoghi opposti dell’emisfero terrestre. Le loro vite seguivano parallelamente solo lo scorrere del tempo.

Castore era nato in una famiglia di classe povera e dovette in breve tempo imparare a sopravvivere.

Polluce era nato in una famiglia di classe media, riuscì a prendere un diploma e trovare un lavoro.

Castore era alto, bruno e con profondi occhi verdi. Piaceva molto alle ragazze e cercò di sfruttare quel lato positivo della sua esistenza per uscire dalla povertà e affrancarsi verso livelli di classe più elevati.

Polluce era di media statura, biondo e con guizzanti occhi celesti. Piaceva molto e non disdegnava accompagnarsi con entrambi i sessi. La posizione sociale che aveva raggiunto nella società, era soddisfacente ma ambiva a scalarla per raggiungere l’agiatezza.

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