Appunti di scrittura

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Non immaginavo che iscriversi a un corso di Burlesque comportasse rispondere a tante domande. Sarà che vogliono conoscermi meglio? Devo sbrigarmi. La teutonica signora che mi ha dato il modulo ha fatto di nuovo capolino chiedendomi, con un sorriso poco cordiale, se ho bisogno di aiuto.

No! che non ho bisogno d’aiuto, mica sono impedita. È questa domanda che mi sta creando problemi: “Indichi il motivo per cui partecipa al corso”.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Pronti, buongiorno Signò. Certo che vi ho conosciuto, è uscito il vostro nome da dentro allo smartphone. Alfredo? Uhm…. No, ancora non l’ho visto, forse è uscito mentre pulivo le scale. Si, ieri sera ho visto la luce accesa fino a tardi, le dieci, forse le undici, non lo so, Signò. Lo sapete che la sera prendo la pillola per dormire e spesso mi addormo davanti la televisione. Ma che dite Signò, quella è una malalingua.

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(Tempo di lettura: 4 - 7 minuti)

Dalla sua camera udiva tante voci che parlavano una sull’altra. Un vociare ininterrotto come quando andava al mercato settimanale con la madre. Il buio della stanza era appena rischiarato dalla luce che si faceva strada dal piccolo spiraglio della porta socchiusa. Immobile nel letto ascoltava, cercando di isolare ogni singola voce per riconoscere a chi appartenesse. Improvvisamente le voci si zittirono e la porta, lentamente, si aprì. Chiuse gli occhi mentre il cuore prese a battere velocemente. Sentì la porta richiudersi e percepì il buio che invadeva la stanza. Riaprì gli occhi e udì che le voci avevano ripreso a parlare, stavolta sommessamente.

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(Tempo di lettura: 2 - 3 minuti)

Quando era ragazzo tutti i suoi amici lo invidiavano per come sapeva ballare, ed era cresciuto con la convinzione che fosse davvero un gran ballerino.

Ai suoi tempi l’unico ballo di coppia che facevano i giovani era il lento. Abbracciavi la partner, ti strusciavi di tanto in tanto e se lei avesse appoggiato la testa sulla tua spalla ti sarebbe stata consentito stringerla un po’ di più; far scivolare una mano fin sotto la schiena e se continuava a starci, strofinarti sul suo bacino.

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(Tempo di lettura: 1 minuto)

Spense le ottantatre candeline varcando l’ignoto confine della vita media, sorridendo con amarezza a figli e i nipoti che festeggiavano chi oltrepassa il tempo con un numero.

Aveva desiderato farlo con dei libri che passassero anche oltre la loro vita, ma s’era affidato a chi, con le parole altrui, viveva l’odierno.

Si era impegnato molto per realizzare quel sogno e non aveva più certezza di quanto tempo aveva per rimediare.

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(Tempo di lettura: 1 minuto)

Così il corpo diventa bene e così Lorenza vuole bene al suo corpo.

Non potrebbe volere altro dalla vita se non un narcisistico itinerario dove lei e l’amore e l’amore ama lei. Vorrebbero non finissero mai questi momenti di auto innamoramento, ma poi si rende conto che anche questi si esauriscono, implodono nella necessità di rinnovarsi, per trovare nuovi orizzonti dove sfociare e sbocciare.

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Nella vita avevo perso tante occasioni, perché al momento giusto mi mancava lo scatto necessario per volgere la situazione a mio vantaggio. La cosa più grave era che mi accorgevo quasi subito di aver perso l‘attimo, il “Carpe Diem”, come dicevano gli antichi, ed era inutile che tentassi di riparare; era sempre troppo tardi.

Mi succedeva anche con le donne, specialmente loro, che ritrovavo dopo alcune sere accompagnate a un amico, che mi aveva anche avvertito: se non ti butti tu, lo farò io.

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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Conobbi Elena quando frequentavo l’università. Sedevamo a meno di due metri nell’aula dove si teneva un corso. Mi colpì subito per i suoi lunghi capelli rosso fuoco, le lentiggini e l’abbigliamento molto sbarazzino.

Terminata la lezione, che seguii poco per come ero intento a studiarla e ammirarla, l’avvicinai, mi presentai, e con la scusa più banale del mondo le dissi che avevo perso la penna e non avevo potuto prendere appunti, e se fosse stata così gentile da farmi una copia dei suoi.

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(Tempo di lettura: 7 - 14 minuti)

Torna per votare. Vota per tornare.

Seduto sulla poltrona del salotto, Fortunato rilesse il telegramma che gli aveva inviato il suo amico d’infanzia Giovanni. Nella frase composta da due incitamenti, ne intravedeva un terzo, il più significativo per lui: Torna.

Erano passati quasi dieci anni dalla notte in cui la sua famiglia, in fretta e furia, aveva deciso di partire alla ricerca di un futuro migliore.

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