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Eravamo agli sgoccioli.
Era andato tutto come previsto. Nove mesi di buona gestazione.
La ginecologa ci aveva detto di presentarci alla clinica in via Tasso al vomero, tra il sabato e la domenica. Dipendeva dall'intensità delle contrazioni.
Lei non ci sarebbe stata ma avrebbe lasciato detto.
Sabato mattina le contrazioni non erano molto ravvicinate è neppure molto intense ma decidemmo comunque di andare.
Non possedevamo ancora un’auto per cui dovemmo andare in clinica in taxi.
Il pomeriggio passò al meglio, ma durante la notte della domenica la situazione precipitò. Dolori e contrazioni diventarono forti e continui.
Avevamo la stanza singola per cui l'unico a cui poteva rivolgere preghiere e invettive ero io, che abbozzavo non sapendo cosa fare e come comportarmi. Le infermiere dicevano che era tutto nella norma, respirare ad ogni contrazione l'avrebbe aiutata a sopportare.
Il medico di guardia, un giovane medico che l'aveva visitata dopo l'accettazione la vide di nuovo nel pomeriggio e poi durante la notte. L'utero si era dilatato ma non sufficientemente, diceva.
Eppure, il travaglio sembrava desse per imminente un tuo guizzo verso il mondo.
La domenica passò in modo drammatico, tua madre esaurì il livello della sopportazione e cominciò a urlare che voleva partorire. Altri controlli ma il responso non cambiava: era presto e al primo figlio il travaglio può essere lungo.
La mattina del lunedì un altro giovane medico, mezzo addormentato acconsentì a un altro controllo.
A niente valsero le urla e gli strepiti di tua madre che da quasi medico reagiva in coscienza del suo sapere.
Entro poco sarebbe arrivata la ginecologa, dicevano medico e infermieri, che avrebbe deciso sul da farsi: respiri, respiri.
Avercela la forza, pensai, guardando tua madre stravolta.
Intorno alle dieci/undici del lunedì arrivò la ginecologa che nel giro di poco le calmò i dolori e la predispose al parto.
Mi sembra che intorno a mezzogiorno nascesti. Parto naturale 3 chili e qualcosa.
Avrei dovuto assistere ma la confusione che si era generata mi isolò impedendomi di farlo. Ripensandoci forse è stato meglio.
In portineria c'era tua nonna che chiedeva di Luca Giordano, l'eretico, tra lo sconcerto del personale che le diceva non ci fosse nessuna Giordano ricoverata. Casualmente la raggiunsi e chiarii l'equivoco.
Scoprimmo, durante la giornata, che la ginecologa nel fine settimana era stata a Ischia e nell'attesa del suo ritorno nessuno poteva prendere il parto. La cliente era sua.
Aveva rinunciato al costo delle visite, tra colleghi si usa così mi dissero, ma non voleva perdere il bonus finale della clinica.
Così sei nato di lunedì, ma potevi tranquillamente farlo di domenica, sabato no.

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