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- Buongiorno Jack
- Buongiorno Margò
- Jack nel pomeriggio sono libera; vorrei parlarti. Ci vediamo sulla spiaggia?
- Ehm, sì; devo solo disdire un impegno. Di cosa vuoi parlarmi Margò? Spero non si tratti ancora di quella storia.
- No Jack, è acqua passata. Ci ho riflettuto a lungo e ho capito che se ti fossi comportato diversamente sarebbe andato tutto a rotoli. Ti confesso che ero rimasta male nel vederti stringere un accordo con quello stupido di Aroon. Col senno di poi, devo riconoscere che avevi ragione tu.

- Appunto Margò….
- La prossima volta però, vorrei che tu mi coinvolgessi di più. Bastava che mi facessi un cenno, mi dicessi qualche parola e non avrei frainteso.
- Sai bene che in certi momenti è difficile…. Comunque tutto è bene quel che finisce bene. Mi fa piacere sentire che non sei più arrabbiata con me.
- Come potrei. È Aroon e quella sua cricca di disonesti che mi dà su i nervi. Credono di essere i migliori, la loro reputazione non è frutto della loro abilità, ma degli sciocchi che si lasciano facilmente ingannare. Ti ho chiesto cento volte di evitare i contatti con lui, tu non mi ascolti ed io me lo ritrovo sempre tra i piedi.
- Vorrei poterti accontentare ma sai bene che è impossibile. Sbucano dal nulla. Sembrano tanti fantasmi che si materializzano all’improvviso.
- So che non è colpa tua. Però se lo evitassi lui sarebbe costretto ad abbandonare. Invece tu lo lasci fare.
- Dopo ore di faticoso lavoro non posso farlo. Non lo trovo giusto. Comunque, l’ultima volta che l’ho incontrato, tu eri già andata via, gli ho detto che non voglio avere nulla a che fare con lui.
- A me ha lasciato un messaggio.
- D’amore suppongo.
- Chiamalo amore.
- Sai bene che gli piaci. Che cosa credi. Cerca me per trovare te.
- Mi ha chiesto di incontrarlo.
- Visto, ho ragione.
- Credi davvero che accetterei di vederlo?
- Non lo so. Dipende da te.
- Spero tu stia scherzando Jack, altrimenti sei proprio stupido.
- Certo che scherzo. So bene che non lo sopporti.
- Jack, quell’essere infame ha tentato di farmi violenza. Per salvarmi ho dovuto abbandonare in tutta fretta. Ha tentato di trarmi in inganno più di una volta, lui o qualche suo stupido scagnozzo che non ha ancora capito che è disposto a sacrificarli a uno a uno per il suo tornaconto.
- Questo non melo avevi detto, ne sei proprio certa?
- Avrei dovuto lasciarlo fare per verificare se mi sbagliavo?
- No, non dico questo. A volte è facile fraintendere nella confusione.
- Jack, mi ha teso una trappola dicendo che voleva farmi provare un’emozione che non avrei dimenticato.
- Uhm….
- Uhm, un cavolo Jack. A quale emozione pensi facesse riferimento, una persona con le braghe calate?
- Dici davvero?
- Ancora dubiti? Allora devo proprio ricredermi su di te.
- No, no, ti credo. Anche se pensavo fosse una leggenda metropolitana.
- Vuoi farci un pensierino anche tu?
- Per noi?
- Jack mi deludi.
- Dai scherzo. L’ho detto per alleggerire la discussione. Hai ragione è un vero degenerato. Appena mi capita a tiro, prima gliene dico quattro, poi lo stronco.
- Non provarci, e troppo forte per te.
- Vedremo. Ora sono costretto a lasciarti, devo fare gli esercizi.
- Va bene, volevo dirti che mi sei mancato Jack.
- Anche tu Margò.
- Allora a più tardi Jack.
- A più tardi Margò, e porta il costume così facciamo il bagno.
- Buona idea Jack.


- Diavolo Margò, hai un costume da urlo. Dobbiamo venire più spesso al mare.
- Ti piace Jack? L’ho comprato per l’occasione. Abbiamo così pochi momenti per stare soli.
- Hai ragione, ma purtroppo sono i limiti del sistema. Non ho ancora trovato nulla di più performante. Tu hai qualcosa di nuovo?
- No. Ho lasciato vari messaggi in giro, ma finora ho ricevuto solo risposte negative.
- Va bè aspettiamo. Il tempo non ci manca.
- Il tempo... proprio di questo volevo parlarti. Ricordi da quand’è che ci frequentiamo?
- Certo che lo ricordo. Tra qualche giorno sarà un anno. Era il dieci marzo e, fissandomi, mi dicesti che ti piaceva il mio nome. L’ho trovai un approccio alquanto strano. In fondo un nome e solo un appellativo, non incarna alcuna qualità o specificità dell’individuo. Pensa a quanti assassini è stato imposto come nome “Pio” o “Benedetta”. Ho sempre pensato che la tua fosse una scusa per non riconoscere che eri attratta dalle mie qualità migliori, che di certo non sono nel mio nome.
- Quelle le ho scoperte dopo.
- E continui lo stesso a preferire il mio nome alle qualità?
- No. Ora è un tutt’uno, ma non mi sbagliavo quando ti ho detto che il tuo nome mi ispirava sicurezza e fiducia. Le prove che mi hai dato in seguito hanno dimostrato la fondatezza della mia intuizione. In fondo anche tu mi rispondesti che Margò è un nome che ti piace molto.
- Sono state le tue qualità a interessarmi subito, non è stato il nome. La particolarità di come si pronuncia l’ho notato dopo. Le labbra che si schiudono nel pronunciare quella “o accentata” come fossero due petali di un bocciolo di rosa.
- Ora non farmi arrossire. Andiamo a fare un bagno? Rischio di prendere un’insolazione con questo sole a picco.
- Va bene. Ti sfido a chi arriva prima a quello scoglio, lo circumnaviga e torna sulla spiaggia. Ci stai?
- Ci sto. Poi però parliamo?
- Se avrai ancora fiato, certo.


- Brava Margò, devo congratularmi con te. Nuoti proprio bene. Hai uno stile eccellente e una continuità ritmica nelle bracciate difficile da eguagliare.
- Ho fatto nuoto dall’età di otto anni, finché non ho dovuto smettere perché i polmoni non riuscivano più a reggere la fatica.
- Capisco.
- Ho fatto decine di gare. Il mio allenatore era un pazzo scatenato. Era certo di portarmi alle Olimpiadi. Poi, improvvisamente è morto. Non so se per lui sia stato un bene o un male, l’essere morto prima di assistere al mio declino di atleta. A volte, quando guardo delle gare in televisione, mi manca il suo vocione che urlando, commentava gli errori dei nuotatori in vasca. Mi minacciava che se mai avessi fatto uno solo di quegli errori, non avrebbe esitato a buttarsi in corsia per trascinarmi sott’acqua per il collo. Sapevo che non l’avrebbe mai fatto, ma quando mi accorgevo di avere commesso qualche sbaglio nel tenere il ritmo o in qualche giravolta, ero terrorizzata dall’idea di vedermelo spuntare di fronte o alle spalle e dare seguito alla promessa. Quando è morto, sono stata incerta se essere contenta o addolorata. Il giorno che ho avuto le prime avvisaglie della malattia, ho optato per il rammarico reciproco: in fondo lottavamo per un obiettivo effimero, annullabile in un soffio dalla morte.
- No Margò, la vita di per sé, non è mai effimera. Possono esserlo le nostre azioni, i nostri pensieri. I propositi non lo saranno mai perché sono spinti dal desiderio. Non credo che il tuo allenatore non avesse all’orizzonte l’idea della morte. Il desiderio che lo spingeva a volerti portare alle Olimpiadi è stato il nutrimento alla sua voglia di vivere.
- Sarà come dici Jack, ma in questo momento non riesco ad avere tanti desideri.
- Margò, il mio unico desiderio è non separarmi da te.
- Jack, il solo pensiero che tu possa lasciarmi sola mi fa star male. Sai quanto tengo a te.
- Sai Margò, spesso faccio un sogno: vengo a prenderti sotto casa per portarti al cinema, poi andiamo a mangiare una pizza e a ballare. Quando mi risveglio, mi sento così carico di forze che penso sempre non sia stato un sogno.
- Anche a me capita di sognare d’incontrarti, stringere la tua mano, carezzarti il viso. Una sensazione bellissima che però svanisce quando mi risveglio e mi lascia l’amaro in bocca. Ieri ho parlato con i miei genitori, rivelando loro il mio desiderio di incontrarti.
- Dici davvero?
- L’idea ti meraviglia?
- A essere sincero sì.
- Ricordi quando ti ho raccontato che mio padre si era incuriosito perché il mio umore era migliorato, e mandò mia madre in avanscoperta? Non sapevano ancora di te ma intuivano che qualche nuova amicizia avesse giovato sul mio stato d’animo, non immaginavano quello che poi gli ho raccontato.
- Ricordo, ricordo.
- Fu una giornata bellissima. Era la prima volta che raccontavo loro dei miei sentimenti e non mi aspettavo tanta partecipazione. I loro volti divennero raggianti, di una felicità che non avrei mai immaginato di vedere. Prevedevo qualche ammiccamento posticcio, una presa d’atto senza convinzione. Insomma, un contentino che si sarebbe chiuso con un sorriso e qualche carezza di circostanza. Nulla di più.
- Invece…
- Invece, hanno voluto sapere di te, capire chi fossi. Se…
- Quando me lo hai detto, temevo volessero contattarmi. Invece hanno dimostrato molto tatto e tanta discrezione. Non avrei aggiunto altro a quello che hai raccontato tu, ma un contatto con la tua famiglia…, in fondo ci conoscevamo da così poco.
- Jack non ho voluto annunciarti nulla perché intendevo farti una sorpresa e non ero certa fosse possibile.
- Margò credi davvero sia un bene incontrarci?
- Jack i miei hanno detto di sì. Se tu non sei ancora pronto, dillo senza timore.
- Non dico questo.
- Allora non capisco.
- No Margò non fraintendermi. Sono davvero affezionato a te….
- Affezionato, pensavo ci fossero altre emozioni.
- Scusami mi sono espresso male. Intendevo…, che ti voglio bene.
- Come una compagna di giochi?
- Qualcosa di più.
- Jack mi hai fatto credere di nutrire ben altro.
- No Margò, non essere ingiusta con me. Non ti ho raccontato tutto di me, per paura di farlo.
- Io ti ho detto tutto di me. Mi sono aperta come non ho mai fatto con nessuno. Cos’è che non mi hai detto Jack?
- Margò, ti prego non rovinare tutto.
- Jack dimmi cos’è che dovevo sapere e non mi hai detto. Non sarai mica fidanzato o addirittura sposato con prole?
- No Margò. Non sono fidanzato, mai stato sposato e non ho figli. Credermi i più bei mesi della mia vita li ho passati con te.
- Ora devo lasciarti Jack. Il mio tempo di svago è finito. Hai tutta la notte per riflettere; pensaci Jack io sono stata sempre vera nei tuoi confronti, diventalo anche tu.


- Ciao Jack, finalmente ti ritrovo. Ti ho lasciato decine di messaggi senza ricevere mai risposta. La mia richiesta ti ha scombussolato a tal punto da farti sparire per tutto questo tempo?
- Ciao Margò, non sono Jack, sono la mamma di Jack.
- Oh, mi scusi signora pensavo fosse Jack.
- Non preoccuparti Margò, ho visto l’insistenza dei tuoi messaggi e ho deciso di collegarmi con la consolle. Jack mi ha parlato tanto di te. Mi ha raccontato di tutte le vostre avventure, i vostri litigi, delle lunghe chiacchierate. Quando si riferiva a te gli brillavano gli occhi.
- Mi scusi se la interrompo signora, ma perché ne parla al passato?
- Hai ragione Margò, scusami. Jack mi ha detto della vostra ultima chiacchierata; del tuo progetto di vedervi. Ascolta Margò, sono stata molto indecisa se parlarti, anche ora che lo sto facendo, sono tormentata. Penso sia giusto che tu debba sapere: Jack non c’è più.
- Come non c’è più. È partito?
- Si Margò… è partito. Per un viaggio lungo. Un viaggio che ha desiderato fare fin da piccolo. Poi sei arrivata tu e, sembrava averci ripensato. La tua voglia di vivere, nonostante la malattia che ti tiene legata a quelle macchine, deve averlo fatto riflettere, e aveva ripreso a combattere, pur consapevole che avrebbe perso. Sei stata un enorme sollievo per lui. Anche se lo avesse voluto, Jack non avrebbe mai potuto incontrarti per portarti al cinema o in pizzeria come faceva nel suo sogno. È morto raccontandomi di emozioni mai provate e vissute profondamente in quei ritagli di sonno, lamentandosi che non l’avrebbe potuto fare più. Mi dispiace Margò, il nostro Jack ci ha lasciato con un sorriso e schiudendo le labbra nel pronunciare quella “o accentata” del tuo nome, come fossero due petali di un bocciolo di rosa. Perdonami, non volevo comunicarti questa notizia perché sono certa che ora provi il nostro stesso dolore.
- ……..
- ……..
- ……..
- Margò sei ancora lì? Rispondimi Margò. Ti prego Margò. Margò! Margò! Margò!

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