Appunti di scrittura

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(Tempo di lettura: 7 - 14 minuti)

Torna per votare. Vota per tornare.

Seduto sulla poltrona del salotto, Fortunato rilesse il telegramma che gli aveva inviato il suo amico d’infanzia Giovanni. Nella frase composta da due incitamenti, ne intravedeva un terzo, il più significativo per lui: Torna.

Erano passati quasi dieci anni dalla notte in cui la sua famiglia, in fretta e furia, aveva deciso di partire alla ricerca di un futuro migliore.

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Quando apristi il barattolo, ti accorgesti che sul bordo, sotto il segno della guarnizione c’era una piccola patina verdastra, che si prolungava lungo il vetro fino a raggiungere la superficie della marmellata.

L’avevo detto io che quel contenitore non mi convinceva, la chiusura non era perfetta e il risultato era prevedibile.

Afferrasti un coltello che era sul tavolo, e io pensai volessi asportarla.

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(Tempo di lettura: 3 - 6 minuti)

Erano due settimane che non sentiva Monica, l’aveva rimossa dai pensieri, e in procinto di archiviarla nella memoria. Era stato un idillio fuggevole, si erano piaciuti e s’erano presi, così, quasi senza convinzione. Erano troppo diversi per avere qualche speranza che, terminata l’infatuazione dei sensi, potessero continuare il loro rapporto in una qualche direzione futura.

Improvvisamente lei prese ad accompagnarlo nei sogni. La prima volta che successe, il sogno gli rimase impresso fino a mattino inoltrato. Era stato un sogno insieme strano e dolce.

Si trovava in un bosco, circondato da alberi ad alto fusto, che gl’impedivano di vedere il cielo, rendendo cupo e notturno l’ambiente circostante.

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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Castore e Polluce erano nati nello stesso giorno, la stessa ora, identico minuto, ma in luoghi opposti dell’emisfero terrestre. Le loro vite seguivano parallelamente solo lo scorrere del tempo.

Castore era nato in una famiglia di classe povera e dovette in breve tempo imparare a sopravvivere.

Polluce era nato in una famiglia di classe media, riuscì a prendere un diploma e trovare un lavoro.

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(Tempo di lettura: 3 - 5 minuti)

Conobbi Elena quando frequentavo l’università. Sedevamo a meno di due metri nell’aula dove si teneva un corso. Mi colpì subito per i suoi lunghi capelli rosso fuoco, le lentiggini e l’abbigliamento molto sbarazzino.

Terminata la lezione, che seguii poco per come ero intento a studiarla e ammirarla, l’avvicinai, mi presentai, e con la scusa più banale del mondo le dissi che avevo perso la penna e non avevo potuto prendere appunti, e se fosse stata così gentile da farmi una copia dei suoi.

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Tra me e lei il denaro si ergeva come un totem che ci osservava con i suoi grandi occhi duri. Ovunque ci giriamo incrociamo il suo sguardo sempre presente, sempre più opprimente. I suoi occhi si sovrappongono a quelli di lei, nascondendo le gioie passate, il piacere di immergermi nella loro luce, l’arcobaleno di emozioni che mi hanno provocato quando li fissavo e mi invitavano a sognare.

Quando non ne distinguerò più la differenza, forse li vedrò per quello che erano davvero.

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(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Devo fare l’esercizio. Devo! Fare!! L’esercizio!!!.

Ho la testa fuori asse, ruota invece di girare. La testa non deve ruotare, deve girare, altrimenti macina pensieri, emozioni e speranze senza distinguere la differenza dell’uno dall’altra. Se, invece, la testa gira, il magnetismo che emana attrae a sé solo il nesso di casualità maggiormente pertinente a pensieri, emozioni e speranze.

Negli ultimi tempi accade spesso, sarà perché sono provato dalle novità di questo corso. O più semplicemente, perché la mia mente è sulla via del declino senile.

Hai voglia a leggere per tenerla allenata, vigile, sveglia.

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Se Massimiliano avesse voluto fissare con una data, l’inizio delle sue inquietudini, sicuramente sarebbe coinciso con quella della sua nascita, se avesse voluto rappresentarla con una forma, sarebbe stata una sfera in cui dover stare forzatamente rannicchiato.

Con il passare degli anni nessuna di esse era scomparsa.

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(Tempo di lettura: 1 minuto)

La scrittura è una morte serena.

Mi risuona in testa come una garanzia, una certezza che tra le tante morti possibili potrebbe essere la migliore.

Quella dove consegni il corpo all’infinito, libero e ripulito dai tanti orpelli aggiuntisi inutilmente negli anni della vita.

La scrittura è vita, la morte è il fine della vita.

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