Appunti di scrittura

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(Tempo di lettura: 6 - 11 minuti)

- Buongiorno Jack
- Buongiorno Margò
- Jack nel pomeriggio sono libera; vorrei parlarti. Ci vediamo sulla spiaggia?
- Ehm, sì; devo solo disdire un impegno. Di cosa vuoi parlarmi Margò? Spero non si tratti ancora di quella storia.
- No Jack, è acqua passata. Ci ho riflettuto a lungo e ho capito che se ti fossi comportato diversamente sarebbe andato tutto a rotoli. Ti confesso che ero rimasta male nel vederti stringere un accordo con quello stupido di Aroon. Col senno di poi, devo riconoscere che avevi ragione tu.

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(Tempo di lettura: 6 - 12 minuti)

Si osservò allo specchio e non si riconobbe. Le rughe che gli scavavano la fronte e il viso erano certamente le sue, ma non rammentava quando avessero cominciato a prendere forma. Sembravano comparse all’improvviso, senza quel progressivo disfacimento epidermico, tipico dell’età che avanza.
Gli occhi guardavano da una stretta fessura. La bocca era una linea inespressiva con gli angoli delle guance flaccidi. Disordinate sopracciglia ingrigite separavano il viso dalla testa quasi calva. Il naso sembrava un’appendice grossa e bitorzoluta. I denti erano sottili e ingialliti.

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(Tempo di lettura: 9 - 18 minuti)

L’ispettore Lorenzi non amava il circo, lo considerava il braccio della morte di animali senza colpa, usati per profitto da bipedi aguzzini. Eppure, suo malgrado, era costretto a visitare quello che da quindici giorni aveva piantato le tende in città.
Uno dei trapezisti, Igor Swalenko, pochi minuti dopo essere miracolosamente sfuggito a un incidente durante il suo numero, era stato assalito da una tigre mentre percorreva lo spiazzo per tornare alla sua roulotte. Le sue condizioni erano gravi, ma non era in pericolo di vita, invece la tigre, unica colpevole con verdetto inappellabile, era stata prontamente abbattuta.

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(Tempo di lettura: 12 - 23 minuti)

Fare un trasloco è di solito l’occasione per mettere ordine nella vita. Generalmente si compie in due fasi molto distinte l’una dall’altra. La prima avviene durante il raduno delle innumerevoli cose che giacciono dimenticate nei cassetti, mobili, armadi e scatoloni. La seconda durante il loro riposizionamento nella nuova abitazione. Al termine di questa complessa opera di rivalutazione del valore e dell’importanza che l’oggetto conserva o rappresenta, scegliamo cosa tenere o cosa buttare. Filosoficamente si potrebbe definire come un’operazione di cancellazione o rimozione del nostro passato più o meno remoto, per fare spazio ad un futuro da divenire; nella pratica ci si libera del superfluo materiale e immateriale.

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(Tempo di lettura: 6 - 12 minuti)

«Donna Concè, se io vi faccio una confidenza, voi mi dovete credere. Gesù mi guardate cu na faccia, sembra che non mi conoscete. Ve lo ripeto, Masaniello e affattuchiàt. Vò giuro sulla fessa di mia figlia Carolina che se si ammala pur’essa, noi ci dobbiamo solo jetta a mare».

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(Tempo di lettura: 2 - 4 minuti)

Una sera d’agosto mi trovavo sulla passeggiata del lungomare con il mio amico Stripponzone. Non crediate sia un soprannome, si chiama proprio così. Aveva fatto fare delle ricerche per capire da dove derivasse il suo bizzarro cognome, e la scoperta lo sconvolse a tal punto da convincerlo a presentarsi come faceva James Bond: Salve, mi chiamo Stripponzone, Carlo Stripponzone.

Gli avevano certificato che il suo cognome discendeva da una gloriosa famiglia di Re Etruschi e così ne andava molto fiero.

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Quando apristi il barattolo, ti accorgesti che sul bordo, sotto il segno della guarnizione c’era una piccola patina verdastra, che si prolungava lungo il vetro fino a raggiungere la superficie della marmellata.

L’avevo detto io che quel contenitore non mi convinceva, la chiusura non era perfetta e il risultato era prevedibile.

Afferrasti un coltello che era sul tavolo, e io pensai volessi asportarla.

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(Tempo di lettura: 9 - 17 minuti)

Con le mani incrociate dietro la schiena e il cappuccio calato in testa, Fra Anselmo sgranava il rosario camminando su e giù per il maestoso giardino del monastero. Gli occhi socchiusi, il passo lento e misurato, la schiena a seguire il profilo del capo ricurvo con il mento poggiato sul petto. Non aveva bisogno di guardare dove andavano i piedi, l’avrebbe potuto attraversare in lungo e largo senza l’esigenza di una torcia o la luce della luna.

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(Tempo di lettura: 1 - 2 minuti)

Se mio padre e mio nonno avessero potuto assistere all’inaugurazione del museo archeologico nelle sale dell’aeroporto di Capodichino, gli avrei chiesto se avessero mai creduto possibile tutto questo, e mentre leggo gli articoli e guardo le foto pubblicate nelle news in rete, immagino le espressioni dei loro volti: accigliato e perplesso mio nonno, cavaliere del lavoro dopo cinquant’anni nell’aviazione civile; divertito e incuriosito mio padre, aperto a ogni novità.

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